Intervista a cura di Lorenzo Rossetti a Lucio Ragazzini – presidente di Apicoltura Casentinese

Vi sono vari modi per contraffare il miele, la falsa dichiarazione dell’origine geografica o della specie nettarifera da cui esso deriva, o altresì la composizione nutrizionale, che viene talvolta adulterata con sciroppi. Pratiche sleali che non colpiscono soltanto i consumatori ma anche i produttori onesti

NON SONO RARI I CASI DI APICOLTORI CHE CONFEZIONANO MIELE STRANIERO DICHIARANDOLO DI PROPRIA PRODUZIONE, QUALI SONO I CONSIGLI PER COMBATTERE LE FRODI ALIMENTARI?

Per assurdo è maggiormente garantito il miele di aziende confezionatrici rispetto a quello di altre aziende di apicoltura che non confezionano, non correndo i medesimi rischi in materia di adulterazione dell’origine del prodotto, essendo articoli che non finiscono sugli scaffali dei negozi e di conseguenza difficili da analizzare. La truffa potrebbe essere sempre dietro l’angolo e per questo i clienti devono fare attenzione a quegli apicoltori che non confezionano con etichetta o senza sigilli, questi ultimi potrebbero benissimo usare miele proveniente da terze parti, senza correre troppi rischi. Un altro problema è l’adulterazione mediante l’uso di sciroppi del miele, quando le api vengono nutrite con prodotti che in apparenza non contaminano il miele, risultando puri alle analisi chimiche. Ad Apimondia di Montrèal è stato verificato che nel mondo il 30% del miele commercializzato risulta frutto di contraffazione tramite l’aggiunta di zuccheri. Purtroppo la tecnologia europea non è all’avanguardia con l’analisi dei prodotti, in quanto certe sostanze sono difficili da rintracciare. Solitamente le molecole di zucchero provenienti da piante nettarifere vengono sintetizzate nel ciclo fotosintetico C3 e analizzando chimicamente il rapporto isotopico delle molecole è possibile individuare l’aggiunta di zuccheri diversi ad esempio provenienti da piante C4. Per distinguere le piante C3 e C4 si fa riferimento alle reazioni che avvengono nella seconda parte della fotosintesi. Per le C3 la gliceraldeide 3-fosfato è il primo composto organico della fotosintesi, mentre per le piante C4 è l’acido ossalacetico, che invece ha quattro atomi di carbonio.

I RISCHI DEL MIELE ESTERO, COSA PUO’ ESSERE NOCIVO PER UN CONSUMATORE?

Nei mieli argentini si ritrovano spesso tracce di glifosato, e anche di PA che non sono sostanze contaminanti ma di origine naturale, oppure sostanze chimiche anti-varroa (che comunque nei limiti di legge possono essere presenti). Quello degli antibiotici è un problema non solo estero ma anche nazionale; oltre confine ovviamente queste componenti sono molto più diffuse, tuttavia il loro transito all’interno dell’UE non è così semplice. Vi sono, specialmente per i confezionatori, analisi chimiche serrate. Una difficoltà contingente del momento ad esempio è la situazione in Ucraina, dove il miele viene venduto a basso costo e necessita sicuramente di attente valutazioni fisico chimiche prima di poter essere messo in commercio. Altra cosa invece è il miele proveniente dalla Cina, vi è la difficoltà di capire se si tratti effettivamente di un prodotto di origine animale o artificiale, spesso si ricorre a prove, non solo analitiche, per dimostrarne l’adulterazione. Ad esempio è capitato che, immergendo in infusione una bustina di camomilla in acqua calda con del miele di origine certificato spagnolo, il risultato è stato sconvolgente… All’epoca importavano dalla Cina fusti che rilasciavano sostanze metalliche, per questo la colorazione assunta dalla bevanda fu di un colore scuro, prova del fatto che si trattasse appunto di miele cinese microfiltrato, con successiva aggiunta di pollini spagnoli al fine di adulterarne l’origine. Valutando l’analisi chimica dei laboratori tedeschi risultava essere comunque un miele di origine spagnola… per questo ancora oggi si usano sistemi analoghi per rinvenire possibili truffe sull’origine dei mieli.

QUALI SARANNO LE VALUTAZIONI E LE PROSEPETTIVE DEI PREZZI DEL MIELE ITALIANO 2023?

Il prezzo verrà stabilito in base alla quantità dei prodotti, a determinarlo quindi saranno unicamente le quantità prodotte. E con questo clima incerto, adesso sarà molto più difficile stabilire l’andamento stagionale e determinare possibili prospettive di produzione.

DAL 2006 LA LEGISLAZIONE ITALIANA HA OBBLIGATO I GROSSISTI ITALIANI DI MIELE A INDICARE I PAESI DI ORIGINE DEL MIELE NELL’ ETICHETTA, PER QUANTO RIGUARDA I DISTRIBUTORI ESTERI È COSI’?

Un confezionatore tedesco a differenza di uno italiano si può limitare a scrivere l’origine EU, e se lo vendono in Italia possono peraltro limitarsi a riportare nell’etichetta miscela di mieli EU e non EU. Si tratta quindi di una legge limitante solo per i distributori Italiani ma non per quelli esteri, quella di scrivere con precisione gli stati da cui il miele deriva, si tratta quindi di una concorrenza sleale nei nostri confronti. Il miele millefiori estero purtroppo oggi costa 2,90 €+IVA è evidente che ha un vantaggio economico altissimo rispetto a quello italiano, questo ovviamente avrà un impatto sui consumatori, che per differenza di prezzo saranno meno incentivati ad acquistare quello italiano che sugli scaffali ha un costo molto più elevato. Il millefiori (dati Nielsen 2022) copre le vendite per il 56% di tutto il mercato Italiano, il 22% è la percentuale dell’acacia e siamo quindi al 78%, poi con l’arancio e il castagno si arriva all’89%, tutte le altre varietà costituiscono l’11% dei mieli venduti sugli scaffali della nostra penisola. 

È ORMAI NOTO CHE SCARSA CONOSCENZA E SCARSI CONSUMI SONO SOVENTE DOVUTI ALLA ERRONEA COMUNICAZIONE DEL PRODOTTO DA PARTE DELL’APICOLTORE E ALLA QUASI TOTALE ASSENZA DI CAMPAGNE DI PROMOZIONE DEL PRODOTTO CHE FACCIANO CONOSCERE BENE IL MIELE AL CONSUMATORE, COME POTREMMO DUNQUE INVESTIRE CONCRETAMENTE IN MATERIA DI APICOLTURA?

L’apicoltura casentinese ha proposto ai presidenti delle varie aziende confezionatrici italiane di investire i fondi destinanti alla sponsorizzazione del prodotto, anziché su pubblicità frammentarie e di poca importanza, che non riescono a fornire una corretta comunicazione ai vari consumatori, su una pubblicità nazionale di forte risonanza mediatica e di riunirsi di fronte al Ministero, che potrebbe significare un passo importante per chiedere un aiuto sul piano di divulgazione e informazione dei consumatori italiani sui temi pre-fissati. Investire anche sulle scuole sicuramente è un buon modo per comunicare attraverso gli studenti e le famiglie l’importanza e i benefici dell’uso del miele e introdurre giornate a tema miele nelle scuole. Il consumo pro-capite di miele è davvero molto basso, poco più di 400 grammi per persona ogni anno…. Ognuno di noi dovrebbe infatti impegnarsi per farlo conoscere sotto ogni sua sfumatura, a partire dal connubio in molte ricette culinarie

USARE UN QR CODE IN ETICHETTA POTREBBE ESSERE UTILE PER EFFETTUARE UNA SCELTA CONSAPEVOLE DA PARTE DEL CONSUMATORE?

Il QR Code è un sistema di tracciatura che genera la postazione geolocalizzata da cui proviene il miele di quel vasetto, dando le coordinate effettive del luogo in cui viene prodotto. Questo riporta in una landing page che ci dice quando è stato smielato, quando è stato prodotto, dove si trova e nella quale è inoltre possibile inserire tutte le curiosità sul miele e sul meraviglioso mondo delle api. Si tratta dunque di un sistema comunicativo molto efficace, attraverso il quale poter ricreare un mondo emozionale e formativo.

Si ringrazia il Sig. Ragazzini per l’impegno nella sensibilizzazione dei consumatori e per la disponibilità accordatami. 

Lorenzo Rossetti
Tecnico Apistico A.S.G.A. Montalcino